Precariare stanca
Il lavoro è per noi dignità, libertà, emancipazione, democrazia.
Non è più possibile che ci siano quattro milioni e mezzo di uomini e donne, giovani e anziani, senza diritti e senza tutele, perennemente ricattati da una condizione di precarietà che nega loro ogni futuro.
Troppi co.co.co e contratti a progetto che mascherano lavoro a tempo indeterminato, troppi contratti a termine che non permettono di pianificare il futuro, troppi falsi associati in partecipazione o Partite IVA che non rendono “dignitoso” vivere, ma che consentono al massimo di sopravvivere.
Non è questa l’Italia che vogliamo.
Non è questa l’Italia che può uscire dalla crisi.
Non è questa l’Italia che può assicurare una sanità, una scuola, un’università e una ricerca veramente al servizio dei diritti e dei sogni dei cittadini.
Per questo è ORA DI DIRE BASTA.
Per questo, come Comitato promotore, siamo convinti che l’UNIONE deve mettere la lotta alla precarietà al primo punto del suo programma e della sua azione di governo.
E farlo sul serio, senza paura di rimettere in discussione anche certezze e idoli che oggi non hanno più senso.
Non si tratta solo di abrogare la legge 30, non si tratta solo di correggere i tanti e troppi errori compiuti anche quando si governava: si tratta di cambiare strada, di riscrivere le “regole del gioco” e dare ai lavoratori quegli strumenti per la partecipazione, quei diritti e quelle tutele che sono oggi la premessa per un futuro migliore.
Per questo vi chiediamo di costruire, tutti insieme, una vera e propria “campagna” contro la precarietà, firmando per la proposta di legge di iniziativa popolare che lunedì abbiamo depositato.
Una campagna di civiltà e una firma che punti alla stabilizzazione di tutti i precari, nel privato e nel pubblico, a partire da quelli che lavorano nella sanità, nelle scuole, nelle università, nella ricerca.
Una campagna e una firma contro l’estremismo: perché, sì, è estremistico avere milioni di persone che guadagnano 500 o 600 euro per 50 ore di lavoro a settimana; è estremistico togliere dignità ai nostri giovani laureati; è estremistico pensare che in nome dell’impresa e del mercato si possano compiere le più gravi ingiustizie mai viste.
Noi proponiamo allora una legge su cui raccogliere migliaia di firme, per dare concretezza ad una battaglia per il futuro.
Proponiamo che:
1) sia modificato il Codice Civile, perché il mondo del lavoro sia riportato ad unità, dividendo chi presta la propria opera solo o in lavoratori economicamente dipendenti (cioè etorodiretti, comunque inseriti in un’organizzazione cui guadagni non vanno interamente al lavoratore) o in lavoratori autonomi (cioè imprenditori veri, liberi professionisti, ecc.). Così da estendere ai primi le tutele ed i diritti dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato (diritti sindacali, contratti nazionali collettivi, ammortizzatori sociali, statuto dei lavoratori, ecc.).
2) I lavoratori con contratti non a tempo indeterminato (indipendentemente da come si chiamano) siano pagati di più ed abbiamo maggiori versamenti previdenziali e assicurativi, rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato. Solo così - facendoli “costare” di più - sarà possibile distinguere tra reali esigenze delle imprese, reali esigenze eccezionali e particolari e invece “truffe” vere e proprie (per cui si assume la segretaria o l’operaio ordinario a progetto, solo per risparmiare). Nella nostra proposta la maggiorazione dei contributi a carico dell’impresa servirà a garantire continuità di reddito a lavoratori con contratti discontinui. Inoltre proponiamo norme per evitare che si possa ricorrere a contratti a termine più volte di seguito, con obblighi di assunzione a tempo indeterminato in caso di reiterazione dei contratti.
3) In caso di trasferimenti di ramo d’azienda, esternalizzazioni, appalti interni ecc, il datore di lavoro che “cede” lavoratori ad un’altra impresa, sia comunque responsabile per 48 mesi del mantenimento di tutti i diritti dei lavoratori ceduti. Si chiama “codatorialità” per questo: l’impresa che cede lavoratori non può più disinteressarsi della loro sorte. Così – insieme ad una modifica della definizione di appalto che proponiamo – si potrà veramente distinguere tra cessioni o esternalizzazioni fatte per aumentare la qualità dell’impresa, farla crescere e specializzare e una “semplice” speculazione per ridurre diritti e costo del lavoro.
4) Il Governo deve assumersi l’onere e l’impegno di stabilizzare i troppi precari presenti nelle pubbliche amministrazioni, negli ospedali, nelle scuole, nelle università, nei centri di ricerca. I diritti di cittadinanza, l’efficienza ed imparzialità della pubblica amministrazione, il sapere e la conoscenza come volani per una crescita di qualità anche delle stesse imprese, passano per lavoratori stabili, con diritti certi, che possono continuare a formarsi e a migliorarsi, per rendere migliore il lavoro e i servizi che rendono tutti i giorni alla comunità. Per questo proponiamo una riforma dei meccanismi concorsuali, da definire insieme ai sindacati e agli enti locali, che si faccia carico di stabilizzare i tanti co.co.co e i tanti contrattisti a termine presenti.
5) Infine, come conseguenza di queste nostre proposte, chiediamo la cancellazione di tutte quelle norme che vanno in direzione opposta alla lotta alla precarietà: a partire da praticamente tutti (o quasi) gli articoli della legge 30 e del decreto 276.
Per informazioni info@precariarestanca.it oppure 06/67605311
Primi firmatari:
Stefano Rodotà, Alice Ancona, Irene Baroni, Paolo Beni, Giovanni Berlinguer, Rita Borsellino, Gloria Buffo, Tea Calandruccio, Don Luigi Ciotti, Alessia Contino, Ivano Corraini, Nicoletta Di Bello, Andrea Draghetti, Carla Fracci, Angelo Fredda, Luciano Gallino, Alessandro Genovesi, Massimo Ghini, Irene Giacobbe, Betty Leone, Valentina Menegatti, Emilio Miceli, Alberto Morselli, Fabio Mussi, Paolo Nerozzi, Enrico Panini, Morena Piccinini, Carlo Podda, Daniele Rosati, Arturo Scotto, Francesco Sinopoli, Emilio Viafora, Tullio De Mauro, Paul Ginzsborg, Paolo Leon, Gianni Rinaldini, Claudia Tagliavia, Claudio Treves.
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