Precariare Stanca: Campagna nazionale per la lotta al lavoro precario
Mer
10
Mag '06

Benvenuti nella città precaria

Per la prima volta dopo tre anni l´occupazione torna a crescere in Liguria, ma dietro ai numeri si nasconde una situazione drammatica. Allarme Cgil: due nuovi contratti su tre a tempo determinato.

Per la prima volta dopo tre anni torna a crescere l´occupazione in Liguria, ma Genova resta al palo e comunque la nuova occupazione è in gran parte frutto di contratti precari o di regolarizzazione di lavoratori immigrati: le nuove assunzioni tramite i centri per l´impiego della Provincia riguardano per oltre il 70% contratti flessibili. Inoltre, ad una crescita dei posti di lavoro non corrisponde una crescita dell´economia: nel 2005 il prodotto interno ligure è rimasto sostanzialmente fermo.

E´ un´analisi poco incoraggiante quella che emerge dal consuntivo 2005 sul mercato del lavoro e dell´occupazione realizzato dalla Cgil. «In Liguria continua la fase critica dell´economia - spiega Bruno Spagnoletti, che ha redatto lo studio sui dati - tanto che abbiamo anche una stagnazione dei consumi delle famiglie che si riflette sulla piccola e media distribuzione, perde competitività il turismo e tiene la manifattura dell´industria. Nel primo trimestre del 2006 anche in Liguria si iniziano a vedere i primi segnali di cambiamento - prosegue Spagnoletti - ma su base annua probabilmente resteremo sotto la media nazionale, dato che in Liguria nel 2006 il Pil non dovrebbe aumentare più dell´uno per cento, e questo comunque dopo due anni di stasi come il 2004 e il 2005».

Un dato positivo c´è, ed è quello degli occupati, cresciuti in Liguria di 13.000 unità, ma è un aumento dovuto sostanzialmente agli estremi della Liguria, perché a Genova l´occupazione nel 2005 è rimasta invariata. A Genova in particolare sono calati di 6.000 unità gli occupati nell´industria e sono aumentati di 7.000 nel terziario e nei servizi. La nuova occupazione è poi frutto in gran parte della regolarizzazione degli immigrati, la popolazione residente è cresciuta infatti di 19.000 unità nello stesso periodo, e di contratti di lavoro precari e flessibili. Secondo il sistema Excelsior nel 2005 a fronte di 100 assunzioni il 43% avviene con contratti tempo indeterminato, il 43% con contratti a tempo determinato, l´11,1% con contratto di apprendistato e il 2,9% con altre forme. Dai Centri per l´impiego delle province emergono dati ancora più allarmanti: addirittura il 70-75% delle assunzioni avviene con contratti flessibili.

«Siamo in presenza di un lavoro povero, che non dà prospettive - commenta Walter Fabiocchi, segretario generale della Camera del Lavoro di Genova - e anche la crescita dell´economia che si sta delineando a livello italiano rischia di essere estremamente fragile». Non è un caso ad esempio se l´aumento dell´occupazione nell´industria risulta concentrato tutto nel settore indipendente, in netta contro-tendenza rispetto al trend del Nord-Ovest e di tutto il paese, crescono infatti le micro-imprese artigiane e aumentano i fenomeni di decentramento, terziarizzazione ed esternalizzazione di fasi del ciclo produttivo. «In Liguria evidentemente la precarietà del lavoro non è un fattore di crescita dell´economia - conclude Anna Giacobbe, segretario generale della Cgil Liguria - servono urgentemente politiche del lavoro mirate a qualificare e stabilizzare l´occupazione, invece per il momento manca ancora un disegno condiviso dell´economia ligure».

Nadia Campini / la Repubblica