Precariare Stanca: Campagna nazionale per la lotta al lavoro precario
Mer
26
Apr '06

«Sapere e lavoro mai più precari»

«Parigi - Roma: il lavoro non è una merce». E’ guardando ai fatti di Parigi che il comitato «Precariare Stanca» ha organizzato il 26 aprile a Roma (Sala delle Colonne ore 10, in Via Poli 19) un confronto aperto con i rappresentanti del sindacato studentesco francese. Per ribadire la centralità del lavoro e della formazione nel nostro paese. Per rilanciare la cancellazione della legge 30 e una piena valorizzazione della buona e stabile occupazione. La Francia ci insegna che è possibile vincere contro lo svilimento che l’attuale modello di sviluppo porta con sé.

La precarietà delle condizioni si è trasformata in una trappola in tutti i paesi europei che mina la coesione sociale attraverso la progressiva riduzione della capacità di autodeterminazione della propria esistenza e di una propria identità. Siamo di fronte alla più grande contraddizione della nostra epoca: per la prima volta la generazione che più sa è anche quella che meno guadagna, meno può sognare, meno è tutelata. E’ il rovesciamento del mito positivista che la cultura mercantilista ha portato alle sue conseguenze estreme: il sapere e la cultura che vengono prodotti e scambiati - già fragili e selettivi in sé - non trasformano più il lavoro in emancipazione e libertà, non vengono nemmeno messi «a profitto», sono semplicemente azzerati nella loro funzione sociale da un nuovo lavoro servile. Vite di scarto per cervelli di scarto.

Di fronte a un sistema di diritti che i giovani vedono ridursi si deve ribadire allora l’esistenza di diritti erga omnes che devono essere garantiti a tutti i lavoratori, a prescindere dal tipo di contratto di lavoro in nome di una funzione sociale del lavoro che valorizza la capacità liberatrice del sapere, la mette a frutto per migliorare la società nel suo insieme. Per ricostruire il paese e dare risposte a tutti i giovani, determinanti per la vittoria dell’Unione, il nuovo governo dovrà adottare allora scelte chiare sul lavoro e sulla formazione. Dovrà scommettere sulla democrazia, sul buon lavoro e su un’economia basata sulla conoscenza.

Rovesciando l’idea della formazione come puro addestramento in funzione di un’occupazione, soprattutto se è precaria. Si deve creare un circolo virtuoso tra innovazione e circolazione del sapere. Tra sapere e buona occupazione, tra investimento collettivo sui giovani e loro piena valorizzazione. Per questo il nesso accesso universale alla conoscenza e buona occupazione è inscindibile. Delinea un modello di società, un modo di creare ricchezza e di ridistribuirla. Sapere bene comune, lavoro buono e tutelato diritto universale: uno slogan ambizioso per dimostrare - al di là dei numeri parlamentari - che se c’è la voglia di cambiare (oltre la legge 30, oltre la Moratti), come in Francia, si può.

DANIELE ROSATI  28 anni, laureato, lavora in un call center per 380 euro al mese; 
DANIELE GIORDANO
25 anni, presidente Unione degli universitari.