"Nessun ritocco": la legge Biagi va abolita, buttata giu’, e sostituita con una nuova riforma.
Guglielmo Epifani, all’indomani della vittoria elettorale del centrosinistra, indica quelle che per la Cgil dovranno essere le priorita’ del nuovo governo guidato da Romano Prodi: lotta alla precarieta’ e rilancio immediato dello sviluppo. E sulla delicata e contrastata questione della riforma del mercato del lavoro, sottolinea la diversita’ di vedute con la Confindustria, mettendo in guardia l’Unione: "La legge 30 va superata, come abbiamo sostenuto al nostro congresso. E la nostra opinione non cambia".
Il segretario generale della Cgil - la cui linea e’ stata approvata all’unanimita’ dal Direttivo - si dice soddisfatto dall’esito elettorale, "che ha visto prevalere lo schieramento col programma piu’ vicino alle proposte del sindacato". Anche se - ammette - "e’ inutile nascondersi dietro un dito: governare sara’ difficile", cosi’ come l’esiguita’ dei numeri rendera’ piu’ arduo "riprogettare il Paese". Ma il centrosinistra dovra’ provarci. Ed Epifani boccia l’ipotesi di una grande coalizione avanzata da Berlusconi, cosi’ come quella di un eventuale governo tecnico. Pur dicendosi preoccupato per lo slittamento di almeno due mesi della formazione del nuovo Governo: "E’ una situazione un po’ strana".
Il leader della Cgil fissa quindi i paletti in vista del confronto col nuovo esecutivo di centrosinistra: un governo -
spiega - che dovra’ essere "di alto profilo, governare per l’intero arco della legislatura e che, nonostante la vittoria di strettissima misura, dovra’ attuare il suo programma". Ma un governo che dovra’ soprattutto"segnare una forte discontinuita’ col precedente esecutivo sul fronte dei rapporti con le parti sociali e con le autonomie": "Il nuovo esecutivo - afferma il segretario generale della Cgil - dovra’ fare esattamente il contrario del Governo Berlusconi, che ha fatto a meno di tutti.
E non si governa contro chi rappresenta milioni di lavoratori e di pensionati, contro le imprese e contro chi amministra le autonomie locali". Ma i paletti posti da Epifani valgono innanzitutto in vista della ripresa del confronto con Cisl e Uil e del dialogo con Confindustria, a partire dalla questione della riduzione del cuneo fiscale e contributivo - che e’ la priorita’ delle priorita’ del programma di Prodi - per finire al destino della legge Biagi, passando per la riforma della contrattazione. "Noi siamo pronti. Con Cisl e Uil - assicura Epifani - sono gia’ in
corso i primi contatti e nei prossimi giorni potra’ riprendere formalmente la discussione unitaria. Prima della fiducia al nuovo governo - spiega - si profila un periodo abbastanza lungo. Abbiamo quindi tutto il tempo per mettere a punto richieste comuni". E su tutte le questioni in campo, sottolinea Epifani, "andra’ prima avviata una riflessione all’interno del sindacato"; solo dopo ci si potra’ confrontare con Confindustria. Con quest’ultima - sottolinea il leader della Cgil - "abbiamo una serie di politiche che ci vedono d’accordo, vedi il Mezzogiorno, e altre su cui abbiamo opinioni non simili, come il tema della precarieta’. Per noi e’ un’emergenza sociale, loro tendono a ridurne la portata".
Per questo per Confindustria la legge Biagi non va toccata, ma piuttosto completata con la riforma degli ammortizzatori sociali. Salva la Biagi anche la Cisl, per la quale la riforma deve essere migliorata e integrata. Ma Epifani ribadisce la posizione della Cgil e avverte il futuro Governo: "Non vogliamo un ritocco, ma una nuova legge. E nel momento in cui cancelli quello che c’e’ - spiega - devi subito mettere un pieno. Devi buttare giu’ e allo stesso tempo ricostruire. Questo l’esercizio che va fatto".
Epifani rilancia infine la proposta di un patto fiscale "che abbia come obiettivo una redistribuzione del reddito che
favorisca i lavoratori dipendenti e i pensionati e il reperimento delle risorse necessarie per far ripartire lo sviluppo". E sulla riduzione di cinque punti del cuneo fiscale e contributivo promessa da Prodi avverte: "E’ una misura che andra’ studiata bene. Dovra’ avere effetti positivi non solo per la competitivita’ delle imprese ma anche per i redditi dei lavoratori dipendenti".

