Precariare Stanca: Campagna nazionale per la lotta al lavoro precario
Mer
12
Apr '06

E noi faremo come la Francia. E suoneremo il campanel

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Mentre in Italia si facevano le tre di notte per sapere chi avrebbe vinto, in molti appartamenti francesi i giovani festeggiavano un grande successo: il governo di destra aveva infatti annunciato, poche ore prima, il ritiro della riforma del contratto di primo impiego (CPE).
Una festa che è giusto fare anche nostra perché una delle più imponenti reazioni generazionali contro la precarietà si è conclusa con  successo. Ancora frastornati da quanto successo in Italia non possiamo infatti non prendere atto e porre nella giusta attenzione quello che, in queste settimane, è accaduto: l’insegnamento è notevole e ci parla di una generazione che è la prima vittima della più grande contraddizione moderna - quella di essere la più acculturata e al contempo la più insicura e sfruttata - e che ha saputo però reagire, indicando un modo nuovo di fare politica. Dimostrando, al di là dei numeri parlamentari, che - quando si ha il consenso (una volta avremo detto egemonia) tra l’opinione pubblica - si è in grado di sovvertire i pronostici.we won

Ma la vittoria francese ci parla  anche di altro: della difficoltà di un’Europa troppo attenta ad una competizione in cui finanza e riduzione del costo del lavoro (e dei diritti) impongono le chiavi di lettura e che rischia di smarrire la propria anima, da sempre radicata nel binomio welfare-cittadinanza, buona occupazione-diritti dei lavoratori.

Comunque la si voglia mettere la Francia è quindi lì a dimostrare che un movimento di ribellione giovanile, può divenire popolare e maggioritario, aiutando l’intero continente,  quando riesce a parlare dei diritti e dei bisogni di tutti, individuando nel lavoro lo strumento principe - in passato come oggi - per l’emancipazione sociale e per la costruzione di un senso di sé (personale e collettivo).

Che quindi un modello di convivenza, di democratizzazione del mondo del lavoro, di costruzione del benessere (e anche di maggiore ricchezza) non è alternativo all’ampliamento delle tutele, alla partecipazione spontanea, alla discussione pubblica.

Per l’Italia, nello specifico, l’insegnamento è ancora più grande. Se dovremmo e dobbiamo interrogarci di perché una tale mobilitazione non è avvenuta nel nostro paese (pesa il ruolo della famiglia? Pesa una mancanza di soggettività culturale nelle nostre università? Pesa la forza che, per fortuna, il sindacalismo confederale e la Cgil hanno ancora?), dovremmo soprattutto continuare, senza paure o remore (magari rafforzate ad arte da una maggioranza parlamentare risicata al Senato) nella campagna di lotta alla precarietà nel lavoro e del lavoro, contro la legge 30 e contro la mercificazione delle intelligenze e delle fatiche delle nostre migliori energie.

Per questo, ovviamente nel proprio piccolo rispetto alla grandezza dei temi sul tappeto, la campagna "Precariare Stanca” deve ora vivere più che mai. E - parafrasando una vecchia canzone- non dobbiamo aver timore di dire che noi "faremo come la Francia, e suoneremo il campanel". 

Precarius