Precariare Stanca: Campagna nazionale per la lotta al lavoro precario
Gio
23
Mar '06

Mussi: Punta sulla paura, rispondiamo con la fiducia

Sinistra con gli squadristi? Il premier offende Genova. Italia reale con noi, la campagna elettorale lo dimostra

«Berlusconi ha scelto la linea della estrema radicalizzazione, sta incendiando la prateria. Riparla di brogli, semina paura sui Bot, e accusa la sinistra di eversione perchè un gruppo di scalmanati lo ha fischiato. Senza capire che così non offende solo una parte politica, offende una regione e la sua storia». Eppure tutto questo, dice Fabio Mussi, capolista per l’Ulivo in Liguria, non gli servirà a ribaltare la situazione. «L’Unione ha una grandissima alleata: la realtà. Basta parlare con la gente per capirlo. Infatti a Prodi consiglio: continua a rappresentare e dare fiducia all’Italia reale».

Dunque Mussi, Berlusconi vi accusa di aver schierato gli squadristi a Genova. Pochi giorni fa ha accusato i vertici di Confindustria di tirare la volata alla sinistra. Ora dice che i capitali sono in fuga. Era prevedibile come escalation?
«Ha deciso di avvelenare i pozzi. Non esita nemmeno a fare e a dire cose che possono turbare i mercati e provocare guai seri al paese. Quando la campagna elettorale, per responsabilità del presidente del consiglio, assume toni da guerra civile, il paese subisce colpi».

Dice che non avete condannato le contestazioni di Genova.
«C’è una particolare avversione di Berlusconi per Genova. Lo si è visto col G8, ora fa il bis. È stato contestato da un gruppo di scalmanati, condannati da Prodi a nome di tutti. Ma lui questo gruppo che ha fischiato e provocato qualche incidente li definisce schiere di squadristi schierati dalla sinistra. Come se li avessero mandati o organizzati i partiti dell’Unione. Questo è offensivo, perchè a Genova, in Liguria, la sinistra è una cosa seria: significa resistenza, antifascismo, democrazia, libertà, buona amministrazione. Non è solo una manifestazione di ignoranza, c’è anche una volontà di insulto che deve essere respinta al mittente. Piuttosto ci spieghi perchè l’altra sera al Carlo Felice, insieme a lazzi, barzellette, e corteggiamenti, ha ripetuto l’assurda storia dei brogli elettorali».

Tutte le volte che teme di perdere, evoca brogli. Potrebbe persino essere rassicurante…
«Lui è capo del governo. Non si rende conto della gravità di quel che dice. Il broglio elettorale è la cosa che si avvicina di più al colpo di stato. Se l’accusa non è documentata, ma è detta solo per sollevare un sospetto, è un atto di delinquenza politica, indegna di un capo di governo, che peraltro è responsabile della regolarità delle elezioni».

Forse ha capito che piace di più nella versione «dura e pura». Come a Vicenza dagli industriali.
«Per uno scienziato sociale Berlusconi resta uno straordinario oggetto di studio. È un prototipo fantastico di autocrate populista antisistema. Fa la campagna elettorale come se fosse il capo dell’opposizione. È uno degli uomini più ricchi del pianeta, e si pone come un rappresentante del popolo basso contro i poteri forti. Va a Confindustria e fa la sceneggiata contro l’establishment, dicendo che lui ha parlato alla base. Dei sindacati dice che sono i rappresentanti del corporativismo, delle cooperative dice sono l’epicentro dell’imbroglio, i magistrati sono comunisti, i grandi giornali sono comunisti, persino i sondaggisti sono diventati comunisti. Si pone come l’antisistema, lui che è il più “incistato” nel sistema».

Ma questa linea gli dà vantaggi o è solo disperato?
«Non credo che questo far crescere la temperatura fino all’incandescenza gli consentirà di ribaltare la situazione».

È un’impressione che trae dalla campagna elettorale?
«Qui io e gli altri candidati ci muoviamo come se la “porcata” della legge elettorale (Calderoli dixit) non esistesse. Battiamo a tappeto quartieri, paesi, luoghi di lavoro, fabbriche, circoli, organizzazioni di categoria, come se ci fosse il collegio o la preferenza. Incontriamo gente che presenta caratteristiche precise. Primo, ha una larga insofferenza per Berlusconi. Secondo, ha un’attenzione estrema ai programmi. Quando si parla delle nostre proposte, che siano il cuneo fiscale, l’occupazione, la politica per le imprese, c’è un interesse assoluto. Terzo, la gente ha voglia di parlare. Ascolta, ma chiede, esprime giudizi, propone.

E cosa chiede?
«Se potessi fare una statistica, direi tre-quattro cose: primo, il futuro del proprio reddito, che sia pensione, salario o stipendio. Al supermercato incontri le persone che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese, e incontri il commerciante che conferma un dato ormai diffuso: nell’ultima settimana la gente gli chiede di fargli credito. Dicono: “segna”. Secondo, si parla sempre di lavoro precario. È un coro. Non c’è famiglia in cui non ci sia uno che lavora con una paga bassa e con lavoro a tempo determinato. C’è una percezione acutissima dell’insostenibilità della situazione. Chi parla di numeri meravigliosi sull’occupazione non ha mai guardato la gente all’altezza degli occhi. Poi c’è molta condivisone sul tema della politica estera: è senso comune il fatto che quella in Iraq è stata una scellerata avventura in cui Berlusconi ha trascinato anche l’Italia. Infine, c’è una questione politica».

Ovvero?
«La gente ci dice: va bene, avete un candidato premier, avete un leader, avete un programma condiviso. Ma ce la farete a non fare il bis del ‘98? Riuscirete a fare un governo solido che dura?»

Lei che pensa?
«Mi pare che la condotta di tutti i candidati dell’Unione sia rassicurante, e che l’accordo sul programma tenga».

Il problema è dopo.
«Questo comportamento è di buon auspicio.

A Prodi cosa consiglierebbe per il secondo duello televisivo?
«Gli consiglio di rappresentare questa Italia reale. Berlusconi vive in un Truman show, ma noi abbiamo dalla nostra parte una grandissima alleata: la realtà. E solo se parli della realtà puoi infondere fiducia, che è il fattore decisivo su cui puntare negli ultimi 15 giorni».

Intervista di Bruno Miserendino / L’Unità