Frena il calo dell’occupazione tra i laureati (-0,5 per cento dal 2003 al 2004) ma aumenta il lavoro precario. E’ quanto emerge dall’ottavo rapporto di Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, presentato oggi presso l’universita’ di Roma Tre, che ha coinvolto 36 atenei e quasi 74 mila ragazzi che hanno conseguito il titolo di studio.
Il calo dell’occupazione risulta ridotto per via dell’aumento del numero di giovani che continuano a studiare, ma, sia ad uno, che a tre e a cinque anni dalla laurea, sembra difficile trovare un lavoro stabile, soprattutto nel settore pubblico. La percentuale di occupati ad un anno dal conseguimento del titolo passa dal 54,2% del 2003 al 53,7% del 2004, mentre aumenta di 0,3 punti percentuali la quota di coloro che si dichiarano in cerca di lavoro. A tre anni dalla laurea, l’occupazione e’ aumentata di quasi un punto (dal 72,9 per cento del 2001 al 73,8 per cento del 2002), mentre a distanza di cinque anni, resta sostanzialmente stazionaria (era 86,4 tra i laureati del ‘99, e’ diventata 86,3 tra quelli del 2000). Altro elemento di riflessione e’ fornito dall’analisi del tasso di disoccupazione che, nell’arco dell’ultimo anno, fa registrare una contrazione sia ad uno che a tre anni dalla laurea (-1,5 per cento) e una stazionarieta’ dopo cinque anni.
Proseguono il lavoro iniziato prima di finire gli studi 27 laureati su 100. Il lavoro stabile, tuttavia, e’ passato dal 40,8 per cento della rilevazione del 2000 ad un massimo del 45,7 per cento l’anno successivo, per poi ridiscendere al 40 per cento sino al 2004. Restano invariate le attivita’ autonome (12 per cento circa), mentre calano i contratti a tempo indeterminato (dal 34 del 2000 al 27 per cento del 2004). Il lavoro atipico, invece, e’ cresciuto di 10 punti percentuali: era pari al 38,3 per cento tra i laureati del 1999 ed e’ arrivato al 48,5 per cento tra quelli del 2004: aumentati i contratti di collaborazione (23 per cento nel ‘99, 25 per cento nel 2004) e quelli a tempo determinato (dal 12 al 21 per cento). Ridotta significativamente la consistenza di contratti di inserimento/ formazione lavoro (scesi dal 14,8 al 4,8 per cento), mentre continua e’ la crescita dei lavori senza contratto (dal 3,7 per cento al 7,1). Il lavoro stabile a tre anni dalla laurea riguarda il 59,5 per cento dei laureati, in calo rispetto alla rilevazione precedente (61,7 per cento), mentre a cinque anni dal conseguimento del titolo riguarda il 72,6 per cento (contro il 73,7 per cento dell’ultima rilevazione). La stabilita’ e’ elevata nel settore privato (ne godono 74 laureati su 100), ridottissima nel pubblico (31 su 100).
"E’ un quadro con luci ed ombre - ha detto Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea - ma in netta ripresa. Non dimentichiamo che siamo un Paese con forte deficit di laureati rispetto all’Europa. Bisogna introdurre agevolazioni per chi assume laureati, l’importante e’ che le piccole e medie imprese scoprano che questo sarebbe uno dei modi per reinserirsi nel giro della competitivita'’. Accentuate sono le differenze in termini occupazionali tra uomini e donne e tra Nord e Sud: lavorano 50 donne e 58 uomini su cento, mentre ha trovato un’occupazione il 65 per cento dei laureati residenti nelle regioni settentrionali, contro il 41 per cento di quelli che vivono al Sud.
A 12 mesi dal conseguimento della laurea, inoltre, il guadagno netto mensile di un laureato sfiora i 1.000 euro (in crescita rispetto alle scorse rilevazioni, anche se tale incremento non basta per recuperare la forte contrazione rilevata negli scorsi anni, pari al -4,5 per cento). A tre anni dalla laurea, il guadagno raggiunge quota 1.151 euro, mentre dopo un quinquennio i laureati vedono le proprie retribuzioni aumentare in modo consistente, fino a 1.333 euro mensili (+15 per cento). Il massimo di occupazione si registra tra i laureati in ingegneria (76 per cento), mentre la contrazione piu’ evidente riguarda il settore chimico-farmaceutico. Il tasso di occupazione e’ pressocche’ identico tra i laureati con il vecchio ordinamento (53,7 per cento) e quelli post-riforma (54,5 per cento) : tra questi ultimi, la meta’ dei laureati di primo livello hanno un lavoro stabile (48 per cento), con un guadagno mensile di 1.042 euro.
Il dossier di Almalaurea sfata infine alcuni luoghi comuni, come quello che vuole le lauree umanistiche piu’ ‘deboli’ in vista dell’occupazione: in realta’, a cinque anni dal conseguimento del titolo, 86 laureati su cento, sia del settore umanistico che di quello scientifico, trova lavoro. Infine, tirocini e stage sono attivita’ che toccano una percentuale ancora contenuta (16 per cento) dei laureati pre-riforma, ma portano vantaggi in termini occupazionali per chi fa tali esperienze (+ 10 punti percentuali). Studiare all’estero, o frequentare un master, in particolare di primo livello, invece, sembra non portare un valore aggiunto ai fini del lavoro.

