Il Gazzettino (Ed. Vicenza) - Dibattito con l’onorevole Lalla Trupia e raccolta di firme per la presentazione di un disegno di legge popolare
Hanno tra i 25 ed i 35 anni, buona cultura, nella metà dei casi una laurea in tasca e sono soprattutto donne. Questo il ritratto dei precari di oggi che nel Veneto raggiungono quota 400.000 e nel Vicentino 50.000. Di loro si è parlato ieri nella sede dell’istituto Missioni Estere dove, il neonato comitato "Precariare Stanca", ha organizzato un forum per porre l’attenzione sul problema e promuovere la raccolta firme utile per la presentazione di un disegno di legge popolare.
A chiarire meglio il perché dell’iniziativa è l’onorevole diessina Lalla Trupia, membro del coordinamento berico del comitato. Comitato che vede come capofila proprio una parte della Quercia e la Cgil. "Precarietà non vuole più dire flessibilità ma condanna a vita - spiega Trupia - La maggioranza di chi ha un lavoro non tutelato è rappresentata da giovani che vengono sfruttati dai datori di lavoro e sono costretti a gravare sulle proprie famiglia ritardando il loro processo di indipendenza. Non è possibile creare occupazione e crescita in questo Pese se non si investe nella qualità e non si danno garanzie alle giovani generazioni".
Ma precario non è solo sinonimo di giovane perché, come spiega il sindacalista della Cgil e responsabile regionale di "Precariare Stanca", Andrea Dapporto, "ad essere coinvolti sono anche molte persone adulte che hanno perso il posto e non riescono più a trovare spazio nel mercato del lavoro. Un tempo il precariato era un passaggio transitorio mentre oggi sta diventando l’unica modalità di lavoro e coinvolge persone di tutte le età che vivono nell’incertezza, non possono programmare la loro esistenza, rinunciano a metter al mondo un figlio, non possono ricorrere ai mutui nè per comprarsi la macchina nè una casa". Da qui la decisone della raccolta firme che proseguirà sino al prossimo mese di giugno.
"Ci saranno dei gazebo sparsi in tutto il territorio e si poterà firmare anche nelle sedi municipali del Veneto. La nostra proposta di legge - prosegue - si articola in cinque punti: l’abrogazione della legge 30, la stabilizzazione dei precari nel settore pubblico, che ad oggi è il più colpito da questo fenomeno, una modifica del codice civile che garantisca al lavoratore il riconoscimento di soli due possibili ruoli e cioè quelli di lavoratori economicamente dipendenti e autonomi, l’obbligo che ogni impresa che ceda lavoratori ad un’altra provveda al mantenimento di tutti i diritti per 48 mesi ed infine la necessità che il lavoro a tempo determinato abbia un costo maggiore rispetto a quello indeterminato".

