Sono quattro milioni e mezzo in Italia gli uomini e donne che sia nel settore privato sia in quello pubblico, lavorano senza diritti e senza tutela, spesso con contratti a tempo determinato che in questi ultimi anni hanno assunto via via nuove definizioni, da contratto a termine, co.co.co. a contratto a progetto.
Lo ricordano i Ds milanesi che oggi hanno illustrato la proposta di legge di iniziativa popolare contro il lavoro precario, promossa dal comitato Precariare Stanca (www.precariarestanca.it), presieduto da Stefano Rodotà .
La proposta di legge si articola in 5 punti: modifica del Codice Civile ‘per ridurre le troppe tipologie occupazionali che rendono confuso il mondo del lavoro’; maggiore responsabilita’ delle imprese (chi svolge lavori senza contatto a tempo indeterminato deve essere pagato di piu’ e obbligo di assunzione in caso di reiterazione del contratto); tutela del lavoro ceduto ed esternalizzato (l’impresa che cede ad un’altra l’attivita’ deve provvedere al mantenimento dei diritti dei suoi ex lavoratori per almeno 48 mesi); stabilizzazione dei precari nel settore pubblico (si chiede l’impegno del prossimo governo a regolare la posizione dei precari nelle pubbliche amministrazioni, negli enti, ospedali, scuole, universita’ centri di ricerca), abrogazione della Legga 30.
"La nostra e’ una proposta realistica e concreta che rompe con le politiche adottate fino ad ora - ha detto Gloria Buffo, deputata Ds -. Vogliamo una regolamentazione con due sole forme di lavoro - dipendente e indipendente, invece della giungla di tipologie contrattuali che servono solo a favorire il precariato. Vogliamo che il lavoro a tempo determinato costi piu’ di quello indeterminato per porre fine a un ricorso selvaggio al lavoro precario. Vogliamo che i lavori a tempo non possano piu’ essere protratti all’infinito, perch per i lavoratori questo e’ un vero e proprio raggiro legalizzato: la legge 30 e’ un autentico inno al lavoro ‘usa e getta’, ha fatto del male ai lavoratori e non ha portato vantaggi economici al Paese".

