Lun
20
Feb '06
Corriere veneto - Tra i Co. co. co. boom dei sindacati « Flessibili, ma non a tutti i costi »
E’ l’unica categoria sindacale che ha come obiettivo quello di scomparire al più presto. E’ il neo- sindacato che tutela i lavoratori atipici, i precari, quelli che non hanno un lavoro a tempo indeterminato e che spesso sono privi di ogni tutela. In Veneto i collaboratori sono un vero e proprio esercito: 210 mila tra co. co. co. e co. co. pro, collaboratori coordinati e continuativi e contratti di collaborazione a progetto, che stanno versando contributi all’Inps, mentre i loro committenti sono passati dai 28 mila del 1996 ai 58 mila del 2004. Sul fronte dei somministrati, ovvero gli ex interinali, la cifra scende a 60 mila.
LE PAGHE Un fenomeno sempre più diffuso, quello dei contratti atipici in Veneto, basti pensare che oltre il 70% dei nuovi occupati è inserito con lavori discontinui precari. « I datori di lavoro abusano ancora molto di queste forme contrattuali, soprattutto delle collaborazioni, che costano molto meno e non offrono alcuna tutela » , spiega Pieralberto Colombo, coordinatore veneto per il Nidil- Cgil, acronimo che sta per « Nuove identità di lavoro » , nato nel 2002. Al Nidil, che conta oltre 1.100 iscritti in Veneto con un’età media tra i 25 e i 35 anni, arrivano lavoratori co. co. co. e co. co. pro. ma anche chi ha un lavoro con contratto a tempo determinato, ovvero i lavoratori a somministrazione. « Comm esse e impiegate che hanno ancora un contratto a progetto, rappresentano veri e propri abusi perché queste figure svolgono un lavoro dipendente a tutti gli effetti » , racconta Colombo, 39 anni, un passato da collaboratore, e che ha messo le mani sul tanto agognato tempo indeterminato solo cinque anni fa.
Co. co. co. e co. co. pro. veneti, di cui il 70% sono donne, lamentano la mancanza di tutte quelle forme di tutela tipiche del lavoro dipendente: malattia pagata, l’indennità di disoccupazione, l’accesso a mutui e la tutela in caso di maternità. « Poi ci sono i lavoratori in somministrazione, che hanno sì diritti sindacali, ma spesso quando hanno cercato di farli valere guarda caso non sono stati confermati » , continua.
« Per loro i problemi più gravi riguardano la stabilizzazione vera e propria del lavoro e il sostegno al reddito nei periodi in cui non lavorano » , puntualizza Alfredo Cataruzza, coordinatore veneto di Alai, la categoria che tutela i precari in Cisl, e che conta un migliaio di iscritti, di cui 400 new entry nel 2005.
GLI AMMORTIZZATORI « Dopo aver fatto anni e anni di precariato, chiedono di poter fare progetti a lungo termine nella propria vita » , prosegue Cataruzza, 49 anni e un contratto a tempo indeterminato.
L’aspetto che più spaventa i collaboratori è il fatto di non avere ammortizzatori sociali.
« Non capiscono perché devono lavorare sen za alcuna tutela e spesso manca, soprattutto tra i più giovani, un riconoscimento del loro titolo di studio, della loro professionalità - racconta Colombo -, manca la prospettiva di una crescita professionale, di carriera, che interessa soprattutto chi si affaccia al mondo del lavoro » .
E le organizzazioni sindacali come si stanno attivando? « Il primo obiettivo è far avere a tutti un contratto a tempo indeterminato - continua -. E inoltre chiediamo che ci sia un minimo comune denominatore di diritti e tutele per tutti i lavoratori » . Il lavoro flessibile è sinonimo di costi decisamente inferiori per le aziende e di precarietà per il lavoratore. « La flessibilità non deve costare meno del lavoro a tempo indeterminato » , spiega Colombo. Nidil- Cgil e Alai- Cisl offrono un servizio di controllo delle retribuzioni, assistenza per le domande di disoccupazione, e un quadro informativo sui diversi contratti.
GENERAZIONE « MILLE EURO » Dal punto di vista retributivo tuttavia non è migliore la situazione di chi ha il mitico posto fisso. La chiamano « generazione mille euro » e su questo nuovo ceto emergente, Ires- Cgil ha svolto una ricerca su 1.600 giovani lavoratori. Tra i 25 e i 35 anni, la precarietà colpisce il 53,5% dei lavoratori e tra chi è a cavallo dei 30 anni, il 65% deve cavarsela con un tetto massimo di mille euro.
« Credo che per la flessibilità occorra una nuova legge che nel superare ogni forma di precarietà, stabilisca che, nelle diverse forme di collaborazioni, il costo del lavoro deve essere uguale o superiore a quello di altri lavoratori, rendendo sconveniente ogni forma di dumping sociale » , espone Agostino Megale, il 50enne presidente di Ires- Cgil che lancia un rinnovo dei vertici del sindacato: « Servono più giovani nelle posizioni chiave » .
210 mila E’ il totale dei precari, fra Co. co. co. Co. co. pro. ed ex interinali 58 mila Sono le aziende che nel 2004 sono ricorse a questi contratti
ATIPICI I lavoratori atipici, i precari, sono coloro che non hanno un lavoro a tempo indeterminato e che spesso sono privi di ogni tutela. In Veneto sono un vero e proprio esercito: 210 mila tra co. co. co. e co. co. pro, collaboratori coordinati e continuativi e contratti di collaborazione a progetto, che stanno versando contributi all’Inps, mentre i loro committenti sono passati dai 28 mila del 1996 ai 58 mila del 2004. I somministrati, ovvero gli ex interinali, sono 60 mila. Un fenomeno sempre più diffuso, basti pensare che oltre il 70% dei nuovi occupati è inserito con lavori discontinui precari. Per questo cercano tutele sindacali.
E’ l’unica categoria sindacale che ha come obiettivo quello di scomparire al più presto. E’ il neo- sindacato che tutela i lavoratori atipici, i precari, quelli che non hanno un lavoro a tempo indeterminato e che spesso sono privi di ogni tutela. In Veneto i collaboratori sono un vero e proprio esercito: 210 mila tra co. co. co. e co. co. pro, collaboratori coordinati e continuativi e contratti di collaborazione a progetto, che stanno versando contributi all’Inps, mentre i loro committenti sono passati dai 28 mila del 1996 ai 58 mila del 2004. Sul fronte dei somministrati, ovvero gli ex interinali, la cifra scende a 60 mila.
LE PAGHE Un fenomeno sempre più diffuso, quello dei contratti atipici in Veneto, basti pensare che oltre il 70% dei nuovi occupati è inserito con lavori discontinui precari. « I datori di lavoro abusano ancora molto di queste forme contrattuali, soprattutto delle collaborazioni, che costano molto meno e non offrono alcuna tutela » , spiega Pieralberto Colombo, coordinatore veneto per il Nidil- Cgil, acronimo che sta per « Nuove identità di lavoro » , nato nel 2002. Al Nidil, che conta oltre 1.100 iscritti in Veneto con un’età media tra i 25 e i 35 anni, arrivano lavoratori co. co. co. e co. co. pro. ma anche chi ha un lavoro con contratto a tempo determinato, ovvero i lavoratori a somministrazione. « Comm esse e impiegate che hanno ancora un contratto a progetto, rappresentano veri e propri abusi perché queste figure svolgono un lavoro dipendente a tutti gli effetti » , racconta Colombo, 39 anni, un passato da collaboratore, e che ha messo le mani sul tanto agognato tempo indeterminato solo cinque anni fa.
Co. co. co. e co. co. pro. veneti, di cui il 70% sono donne, lamentano la mancanza di tutte quelle forme di tutela tipiche del lavoro dipendente: malattia pagata, l’indennità di disoccupazione, l’accesso a mutui e la tutela in caso di maternità. « Poi ci sono i lavoratori in somministrazione, che hanno sì diritti sindacali, ma spesso quando hanno cercato di farli valere guarda caso non sono stati confermati » , continua.
« Per loro i problemi più gravi riguardano la stabilizzazione vera e propria del lavoro e il sostegno al reddito nei periodi in cui non lavorano » , puntualizza Alfredo Cataruzza, coordinatore veneto di Alai, la categoria che tutela i precari in Cisl, e che conta un migliaio di iscritti, di cui 400 new entry nel 2005.
GLI AMMORTIZZATORI « Dopo aver fatto anni e anni di precariato, chiedono di poter fare progetti a lungo termine nella propria vita » , prosegue Cataruzza, 49 anni e un contratto a tempo indeterminato.
L’aspetto che più spaventa i collaboratori è il fatto di non avere ammortizzatori sociali.
« Non capiscono perché devono lavorare sen za alcuna tutela e spesso manca, soprattutto tra i più giovani, un riconoscimento del loro titolo di studio, della loro professionalità - racconta Colombo -, manca la prospettiva di una crescita professionale, di carriera, che interessa soprattutto chi si affaccia al mondo del lavoro » .
E le organizzazioni sindacali come si stanno attivando? « Il primo obiettivo è far avere a tutti un contratto a tempo indeterminato - continua -. E inoltre chiediamo che ci sia un minimo comune denominatore di diritti e tutele per tutti i lavoratori » . Il lavoro flessibile è sinonimo di costi decisamente inferiori per le aziende e di precarietà per il lavoratore. « La flessibilità non deve costare meno del lavoro a tempo indeterminato » , spiega Colombo. Nidil- Cgil e Alai- Cisl offrono un servizio di controllo delle retribuzioni, assistenza per le domande di disoccupazione, e un quadro informativo sui diversi contratti.
GENERAZIONE « MILLE EURO » Dal punto di vista retributivo tuttavia non è migliore la situazione di chi ha il mitico posto fisso. La chiamano « generazione mille euro » e su questo nuovo ceto emergente, Ires- Cgil ha svolto una ricerca su 1.600 giovani lavoratori. Tra i 25 e i 35 anni, la precarietà colpisce il 53,5% dei lavoratori e tra chi è a cavallo dei 30 anni, il 65% deve cavarsela con un tetto massimo di mille euro.
« Credo che per la flessibilità occorra una nuova legge che nel superare ogni forma di precarietà, stabilisca che, nelle diverse forme di collaborazioni, il costo del lavoro deve essere uguale o superiore a quello di altri lavoratori, rendendo sconveniente ogni forma di dumping sociale » , espone Agostino Megale, il 50enne presidente di Ires- Cgil che lancia un rinnovo dei vertici del sindacato: « Servono più giovani nelle posizioni chiave » .
210 mila E’ il totale dei precari, fra Co. co. co. Co. co. pro. ed ex interinali 58 mila Sono le aziende che nel 2004 sono ricorse a questi contratti
ATIPICI I lavoratori atipici, i precari, sono coloro che non hanno un lavoro a tempo indeterminato e che spesso sono privi di ogni tutela. In Veneto sono un vero e proprio esercito: 210 mila tra co. co. co. e co. co. pro, collaboratori coordinati e continuativi e contratti di collaborazione a progetto, che stanno versando contributi all’Inps, mentre i loro committenti sono passati dai 28 mila del 1996 ai 58 mila del 2004. I somministrati, ovvero gli ex interinali, sono 60 mila. Un fenomeno sempre più diffuso, basti pensare che oltre il 70% dei nuovi occupati è inserito con lavori discontinui precari. Per questo cercano tutele sindacali.

