Corriere Veneto - cronaca di Venezia - Mercoledì 15 febbraio 2006.
In provincia un contratto su cinque è a tempo determinato. Giovani e precari un esercito di 130 mila. Boom negli enti.
MESTRE - È un mondo a parte quello della precarietà, fatto di identità
fragili e futuro incerto. Ma è un mondo affollato all’inverosimile.
Nel solo 2005 su 100 mila avviamenti al lavoro registrati in tutto il territorio provinciale di Venezia, 80 mila avevano il carattere di lavoro precario. A questi, vanno aggiunti altri 50 mila contratti temporanei, prevalentemente Cococo e Cocopro, registrati da Inps e Inail. Il Centro per l ´ Impiego di Venezia ha siglato lo scorso anno 17.854 avviamenti al lavoro.
Di questi 3.719 erano a tempo indeterminato, 12.122 a tempo determinato, 1.472 interinali e 1.912 contratti di apprendistato. In pratica solo un lavoratore su cinque è assunto con un contratto che gli darà stabilità economica e sociale. Due su tre hanno un lavoro a tempo determinato. Undicimila contando solo gli interinali della provincia. Con il paradosso che sono proprio le amministrazioni pubbliche ad usare precari per i loro servizi: più di 250 in Comune di Venezia, un’ottantina in Provincia.
Dentro questi numeri c’è di tutto, è vero. Compresi i consulenti ad alto reddito che spesso lavorano per le amministrazioni pubbliche.
Ma, sempre secondo la stima dell’assessorato al Lavoro della Provincia di Venezia si tratta di circa 15 mila professionisti. Per tutti gli altri si consumano « carriere » da 10-15 mila euro medi all’anno. Ieri Alessandro Sabiucciu, assessore provinciale al Lavoro, ha annunciato che proporrà alla giunta di penalizzare le imprese che non si attiveranno per intro durre contratti a tempo indeterminato. Chiudere la sacca dei contributi provinciali ai meno virtuosi, insomma. « La precarietà non ha nessuna giustificazione economica ha detto I contratti vengono rinnovati, esiste una continuità lavorativa. La scelta è solamente politica, si cerca di affermare l’unilateralità dell’impresa.
La nostra continua l’assessore - è una società lavoristica. Il lavoro
investe la di mensione sociale di ciascuno. E se il lavoro è precario,
la struttura sociale è precaria » . Il quadro è desolante.
« In sociologia la chiamano fragilizzazione dell’identità individuale»
, dice ancora Sabiucciu. È una fragilità sociale, dunque, che crea
solitudine e mina alla radice ogni prospettiva. « La legge Biagi
consegna alle aziende 43 modi diversi di assumere le persone. Malgrado
questo, il sistema non funziona », continua l’assessore.
La soluzione è « la modifica della legge Biagi, il condizionamento economico sul lavoro precario per far prevalere il lavoro a tempo indeterminato nelle aziende. C’è la necessità spiega Sabiucciu di costituire una assemblea permanente del lavoro precario per riportare al centro delle discussioni la democrazia del lavoro. Bisogna introdurre il salario sociale». Sabato si celebrerà un’intera giornata contro la precarietà nel mondo del lavoro. «La precarietà è una brutta bestia!» è l’iniziativa promossa dall´assessorato al Lavoro e alla Formazione Professionale della Provincia di Venezia che si terrà al Centro Culturale Candiani di Mestre tra le ore 17 e le 23. Si alterneranno proiezioni di documenti e riflessioni sulle nuove povertà.
Articolo di: Samuele Costantini

