Precariare Stanca: Campagna nazionale per la lotta al lavoro precario
Ven
20
Gen '06

Una firma contro il lavoro precario

Il Comitato di cittadini “Precariare stanca” ha depositato presso la Corte di Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare contro il lavoro precario.

L’on. DS Gloria Buffo, insieme con il presidente del Comitato Stefano Rodotà e tanti altri esponenti della mondo del lavoro, del sindacato e della società civile (Paolo Nerozzi, Gianni Rinaldini, Rita Borsellino, Paolo Beni, Alice Ancona, Claudia Tagliavia, Massimo Ghini, Carla Fracci, Luciano Gallino, Giovanni Berlinguer, Fabio Mussi, Don Luigi Ciotti, Tullio De Mauro, Paul Ginzborg, Paolo Leon) è tra le promotrici di questa campagna di raccolta firme.

Onorevole Buffo cosa significa "lotta la lavoro precario"?
La precarietà è una condizione di vita insostenibile. Il lavoro precario influenza l’intero mondo di relazioni di una persona e riguarda ormai milioni di uomini e di donne; non permette di elaborare un progetto di vita ed è in netto contrasto con l’articolo 1 della nostra Costituzione che fonda la Repubblica sul lavoro. I lavoratori e le lavoratrici precarie sono costantemente ricattati, oppressi dalla scelta obbligata tra disoccupazione e precariato. Riteniamo fondamentale, per la ripresa sociale ed economica del paese, invertire una pericolosa tendenza che ha accorpato concetti quali flessibilità e mobilità a sviluppo e occupazione. Del resto l’affanno dell’Italia in questi ultimi anni è la prova che si è presa una cantonata madornale.

Tutto però risale ai governi del centrosinistra, fautori del cosiddetto “pacchetto” Treu. Molti precari non lo possono dimenticare. Proprio loro sosterranno l’iniziativa?
Nella società italiana si avverte un bisogno di partecipazione sempre più forte: la grande adesione alle primarie e le manifestazioni sui Pacs e la legge 194 lo dimostrano. Abbiamo deciso di costituire un Comitato di cittadini, quale promotore della proposta di legge d’iniziativa popolare, per aggiungere un altro ingresso dei singoli alla vita politica del proprio paese. Non posso sapere se riusciremo a raggiungere tutti i lavoratori precari, ma è quello che vogliamo fare partendo dal riconoscimento degli errori commessi. Da qui l’idea di esporci direttamente con una campagna di raccolta firme, che mandi un segnale forte alla società, ai lavoratori e al mondo della politica. Non è populismo, bensì la raccolta di una richiesta esplicita da parte di tanti uomini e tante donne, sofferenti per la loro precarietà della vita e non solo ma anche per quella di molti loro familiari. Mi riferisco ai genitori in pena per le sorti incerte dei propri figli e in difficoltà per un loro mantenimento sempre più prolungato nel tempo.

Abolire la Legge 30 non è nel programma dell’Unione, nel vostro sì…
Questo è il nostro punto di partenza, ma è solo uno dei cinque passaggi fondamentali che noi esponiamo nel testo della legge. Senza entrare nel merito dell’articolato, che è scaricabile dal Sito del Comitato (www.precariarestanca.it), voglio rendere esplicito il traguardo che s’intende raggiungere raccogliendo le migliaia di firme necessarie alla presentazione della proposta di legge: il bisogno di recuperare il concetto di “riscatto del lavoro”. Il diritto al lavoro è sacrosanto, certo. Ma non è ammissibile far passare l’idea che lo sia a qualsiasi condizione. Il lavoro non può essere concesso come un favore dall’impresa, tanto meno dallo Stato, e il bisogno di lavorare non può essere il pretesto per essere mortificati e umiliati. A tal fine noi chiediamo che il lavoro precario costi di più di quello stabile e che la pubblica amministrazione assorba i quasi 300 mila lavoratori a tempo determinato. Due impegni precisi e chiari che vogliamo il futuro Governo si assuma.