Precariare Stanca: Campagna nazionale per la lotta al lavoro precario
Mar
17
Gen '06

Stefano Rodotà: «Aboliamo la precarietà»

Eliminare la precarietà attraverso un disegno di legge di iniziativa popolare. Ieri il comitato «Precariare stanca» (ha depositato in Cassazione una serie di norme che hanno l’obiettivo di eliminare la legge 30, ma anche quello di aggiustare tante storture proliferate con il passato governo di centrosinistra, in primo luogo i cococò. Il comitato è formato dalla sinistra Ds (Buffo, Mussi, Berlinguer), pezzi di Cgil (Rinaldini, Podda, Nerozzi, Genovesi, Panini), don Luigi Ciotti, Rita Borsellino, Massimo Ghini,Carla Fracci, Tullio De Mauro. Ne abbiamo parlato con il presidente, Stefano Rodotà.

I precari possono sperare in un disegno di legge di iniziativa popolare?

La precarietà è diventata una condizione di vita preoccupante, e riguarda ormai quattro milioni e mezzo di persone. Ma prima di approfondire l’argomento, e il contenuto della proposta di legge, vorrei spiegare subito perché facciamo ricorso a una proposta di legge di iniziativa popolare (pdl). Nella società italiana si avverte un bisogno di partecipazione sempre più forte: si è visto con la grande adesione alle primarie, e poi con manifestazioni come quelle di sabato scorso, sui Pacs e la legge 194. I cittadini vogliono dire la loro sui problemi veri, hanno attenzione per i diritti, non vogliono solo delegare. E non sto parlando di populismo, dato che il Parlamento non verrebbe scavalcato, ma anzi il suo ruolo sarebbe rafforzato. Certo, la pdl ha il rischio di finire nell’archivio delle Camere, ma è proprio per questo che andrebbe reso obbligatorio per il Parlamento discutere delle proposte di legge che vengono dalla società civile, magari regolando meglio le modalità di presentazione. In questo modo cambierebbe anche la stessa agenda politica, che non sarebbe più decisa dai soli partiti.

Il programma dell’Unione non propone l’abrogazione della legge 30, per voi è invece un punto qualificante. Ma abolita la legge varata da Berlusconi, ritorniamo ai vecchi cococò?

Assolutamente no, dato che noi proponiamo che venga riscritto l’articolo 2094 del codice civile: prevediamo solo il lavoro economicamente dipendente e quello autonomo, senza più aree grigie. Non eliminiamo i contratti a termine, ma essi dovranno avere delle precise causali, delle percentuali fissate dai contratti nazionali e soprattutto dovranno dare luogo all’assunzione a tempo indeterminato nel caso in cui vengano attivati per più di 18 mesi nell’arco di 5 anni. Le imprese che usano i contratti a termine devono versare contributi più cari, il 10% in più del lavoro fisso, e se cedono rami d’azienda devono mantenere per 4 anni la responsabilità del lavoro esternalizzato. Inoltre, chiediamo l’assunzione di tutti i precari del pubblico impiego, cococò compresi, anche per assicurare più qualità ai cittadini.

Perché è necessario abolire la precarietà?


La precarietà opprime la vita di tante persone, non permette di elaborare un progetto di vita. Contrasta con l’articolo 1 della nostra Costituzione, secondo cui «l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro», ma anche con l’articolo 36, per il quale «la retribuzione deve garantire un’esistenza libera e dignitosa». Chi è precario è costantemente sotto ricatto del datore di lavoro, è perennemente insicuro. Lo stesso premier Berlusconi, quando dice «meglio precari che disoccupati», disegna il profilo di un lavoratore che è solo una variabile dell’impresa, un soggetto che prende una retribuzione e basta. Al contrario, bisogna recuperare il concetto di «riscatto del lavoro»: si ha diritto di lavorare, certo, ma non a qualsiasi condizione. Il lavoro non può essere elargito come un favore dall’impresa, il bisogno di lavorare non può essere un pretesto per venire mortificati e umiliati.

Il Manifesto - Antonio Sciotto