Precariare Stanca: Campagna nazionale per la lotta al lavoro precario
Mer
23
Nov '05

Presentazione della Campagna

Precariare stanca. Questo è lo slogan della campagna nazionale contro la precarietà che oggi la Sinistra DS presenterà in un incontro con esponenti della cultura, del sindacato e delle diverse realtà del lavoro precario.

Una campagna che durerà fino al momento del voto per le prossime politiche, per mettere al primo punto del programma e dell’azione dell’Unione la lotta alla precarietà; e per farlo sul serio. Non si tratta cioè solo di abrogare la legge 30, non si tratta solo di correggere i tanti e troppi errori compiuti anche quando si governava: si tratta di cambiare strada, di riscrivere le “regole del gioco” e dare ai lavoratori quegli strumenti per la partecipazione, quei diritti e quelle tutele che sono oggi la premessa per un futuro migliore.

Perché non è più possibile che ci siano quattro milioni e mezzo di uomini e donne, giovani e anziani, senza diritti e senza tutele, perennemente ricattati da una condizione di precarietà che nega loro ogni futuro. Queste sono le nostre “periferie in fiamme”. E questa non è l’Italia che vogliamo.  Non è questa l’Italia che può uscire dalla crisi.  Non è questa l’Italia che può assicurare una sanità, una scuola, un’università e una ricerca veramente al servizio dei diritti e dei sogni dei cittadini.

Per questo lanciamo una vera e propria “campagna” aperta a tutti coloro che ne condividono lo spirito e la proposta di merito: noi proponiamo una legge su cui raccogliere migliaia di firme, per dare concretezza ad una battaglia per il futuro (vedi www.precariarestanca.it).

Proponiamo che sia modificato il Codice Civile, perché il mondo del lavoro sia riportato ad unità, dividendo chi presta la propria opera solo  o in lavoratori economicamente dipendenti (cioè etorodiretti, comunque inseriti in un’organizzazione cui guadagni non vanno interamente al lavoratore) o in lavoratori autonomi (cioè imprenditori veri, liberi professionisti, ecc.). Così da estendere ai primi le tutele ed i diritti dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato (diritti sindacali, contratti nazionali collettivi, ammortizzatori sociali, statuto dei lavoratori, ecc.).

Proponiamo che i lavoratori con contratti non a tempo indeterminato (indipendentemente da come si chiamano) siano pagati di più ed abbiamo maggiori versamenti previdenziali e assicurativi, rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato.  Solo così - facendoli “costare” di più - sarà possibile distinguere tra reali esigenze eccezionali e particolari e invece “truffe” vere e proprie (per cui si assume la segretaria o l’operaio ordinario a progetto, solo per risparmiare). Inoltre proponiamo norme per evitare che si possa ricorrere a contratti a termine più volte di seguito, con obblighi di assunzione a tempo indeterminato in caso di reiterazione dei contratti. Proponiamo poi per combattere una precarietà fatta di imprese che si smontano (tramite appalti, trasferimenti di ramo d’azienda, esternalizzazioni) che il datore di lavoro che “cede” lavoratori ad un’altra impresa, sia comunque responsabile per 48 mesi del mantenimento di tutti i diritti dei lavoratori ceduti.

Infine, ma non per importanza, proponiamo che il futuro Governo dell’Unione si assuma l’onere e l’impegno di stabilizzare i troppi precari presenti nelle pubbliche amministrazioni, negli ospedali, nelle scuole, nelle università, nei centri di ricerca. I diritti di cittadinanza, il benessere, l’efficienza ed imparzialità della pubblica amministrazione, il sapere e la conoscenza come beni comuni passano per lavoratori stabili, con diritti certi, che possono continuare a formarsi e a migliorarsi, per rendere migliore il lavoro e i servizi che rendono tutti i giorni alla comunità.

Gloria Buffo - Alessandro Genovesi